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Paragrafo 3 . Le scuole socratiche.

Introduzione.

Fra coloro che avevano conosciuto Socrate e che ne erano diventati
discepoli, Platone fu l'unico che eredit l'impegno politico del
maestro, traendo dalla sua morte lo stimolo a perseverare nella
ricerca della Giustizia e della Verit e nella critica alle
convenzioni, al nmos.
Per numerosi discepoli, invece, la morte di Socrate rappresent il
fallimento del tentativo di dialogo all'interno di una societ che
dimostrava di rifiutare la ragione. Molti di essi lasciarono Atene
e dettero vita a varie "scuole", che si ispirarono ad aspetti
diversi dell'insegnamento socratico: per questo furono dette scuole
socratiche; Platone defin con disprezzo questo articolato
movimento filosofico "seconda sofistica".
La maggior parte dei seguaci di Socrate che lasciarono Atene si
rifugi a Megara presso Euclide.

La scuola megarica.

Anche Euclide era stato discepolo di Socrate, ma prima di
incontrarlo si era gi confrontato con la filosofia eleatica,
accettandone la concezione di fondo che l'Essere, e quindi il
conoscere,  Uno. Nell'insegnamento di Socrate egli vede la
conferma di questa sua convinzione: infatti Socrate conduce una
polemica contro la molteplicit delle credenze, che ritenevano vere
le pi diverse virt, e ricerca l'unica Virt coincidente con la
Conoscenza. Questo rappresentava per Euclide uno sviluppo sul
terreno della morale dei princpi gi affermati da Parmenide e
Zenone.
Partendo da questa riaffermazione dell'unicit dell'Essere, della
Virt e della Conoscenza, Euclide e i suoi discepoli megarici
assumono un atteggiamento molto simile a quello di Gorgia: l'Essere
non si pu conoscere e, in ogni caso, non si pu esprimere con le
parole. Il linguaggio  pura convenzione, non esiste nessun legame
tra le parole e la realt. Le cose, gli enti molteplici, cui si
riferiscono i nomi, proprio in quanto molteplici sono Non-essere e
quindi non esistono.

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L'unica cosa certa che resta sono i nomi, ma, privi di ogni
rapporto con l'Essere, non possono essere neppure collegati tra
loro dalla logica - che  la scienza dell'Essere -: quindi l'unico
vincolo che tiene insieme i nomi nei nostri discorsi  la
convenzione, un accordo tra gli uomini soggettivo e relativo.
In queste condizioni qualsiasi tentativo di comunicare la Verit
non ha senso, come non ha senso l'idea di educazione. Il dialogo,
il principale strumento di Socrate per cercare il Vero e la Virt,
diventa completamente inutile.
Sul piano della morale e della conoscenza, tra gli uomini c' la
pi assoluta incomunicabilit. Per i megarici il processo, la
condanna e la morte di Socrate sono la prova inconfutabile di
questa incomunicabilit.

I cinici.

Chi non abbandon Atene continu comunque a viverne ai margini, nei
quartieri pi poveri e lontano da ogni attivit politica. Antistene
si era ritirato nel ginnasio di Cinosarge (in greco "cane bianco",
da cui sembra derivare il termine cinici per designare i filosofi
di questa scuola). Influenzato dall'insegnamento di Gorgia, oltre
che da quello di Socrate, anche Antistene sosteneva
l'inconoscibilit dell'Essere: Socrate, con il dialogo e con
l'ironia, aveva scalzato le radici delle presunte certezze; tutti
coloro che si ritenevano sapienti in realt non lo erano. Per
Antistene la sentenza dell'oracolo e la spiegazione che ne d
Socrate (Socrate  il pi saggio perch sa di non sapere) indicano
la via dell'incomunicabilit del sapere. Socrate non ha scritto
nulla perch le parole non possono comunicare nessuna verit,
nessuna conoscenza certa: l'unica Conoscenza possibile  quella del
molteplice e del mutevole che, in quanto tale, non pu essere
fissato, fermato, n con la scrittura n in altro modo.
Antistene polemizza vivacemente contro Platone, che, come vedremo,
era impegnato a superare i limiti della conoscenza sensibile, a
cercare una soluzione teorica che sanasse la contraddizione fra Uno
e molteplice: - Tu vai cercando - obietta a Platone - una sostanza,
una idea, che permanga al di l del nascere e morire delle cose; i
cavalli nascono e muoiono, sono tutti diversi tra loro; ma, tu
dici, l'idea di cavallo, la "cavallinit",  una ed eterna. Io,
per, vedo e conosco solo i cavalli, non la "cavallinit" -.(29)
Anche per Antistene, quindi,  impossibile individuare un legame
fra i nomi immutabili (quelle che Platone chiama idee sono solo
nomi) e le cose mutevoli; pertanto qualsiasi discorso, che 
combinazione di nomi, pu essere vero o falso a seconda dei punti
di vista.
Queste conclusioni di assoluto relativismo ricordano da vicino
quelle di Gorgia, ma Antistene va al di l delle posizioni del
grande maestro della sofistica quando applica le proprie
conclusioni all'ambito della politica e dell'impegno sociale. Per i
primi grandi sofisti il relativismo teorico era finalizzato a una
critica ai valori tradizionali che dominavano la plis e ne
determinavano la decadenza: ci che  stato bene una volta per i
cittadini non  detto che lo sia sempre;  indiscutibile, comunque,
che sempre sia da ricercare il bene dei cittadini.
L'istanza politica e morale  fondamentale in Protagora e in
Gorgia.

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Antistene, invece, alla luce della vicenda di Socrate, desume dal
proprio relativismo l'inutilit dell'impegno politico, e propugna
un ritorno alla natura (phy'sis) disprezzando ogni convenzione e
norma sociale; frequenta di preferenza gli umili e gli emarginati e
sostiene che ognuno deve bastare a se stesso (autarchia) attraverso
il controllo dei propri bisogni e dei propri desideri, compreso
quello sessuale (sembra che abbia detto "Se incontrassi Venere la
ucciderei!").
Questo atteggiamento sprezzante verso le convenzioni  quello che
ancora oggi si definisce cinismo e fu assunto in maniera sempre pi
provocatoria dai seguaci di Antistene. Tra essi dobbiamo ricordare
Diogene di Sinope. Giunto ad Atene nel 340 avanti Cristo, vive
senza fissa dimora (abita in una botte) e senza alcun rispetto del
vivere civile, rinuncia a tutto e l'unico bene che conserva  la
libert di prendersi gioco dei potenti della Terra. La "vita da
cani" che conducevano Diogene e gli altri seguaci di Antistene
spiega, secondo alcuni, molto meglio del ginnasio di Cinosarge,
l'origine del loro nome. Proprio Diogene fu soprannominato "il
Cane".

La scuola cirenaica o edonistica.

Lontano da Atene, a Cirene, sulla costa settentrionale dell'Africa,
Aristippo raccoglie seguaci e amici che condividono le sue idee,
senza per fondare una scuola vera e propria. Egli era infatti
contrario a tutto ci che  strutturato e organizzato: in primo
luogo lo stato. Ovunque egli si sente straniero, nessuna citt gli
 patria. Sostenitore di un individualismo assoluto, vede, come
Antistene, nell'autonomia l'unico valore da difendere.
Per conquistare la propria autonomia l'uomo deve vivere serenamente
distaccato dalle cose, possederle senza esserne posseduto.(30) La
moderazione, la padronanza di s, il distacco dai beni materiali
consentono, secondo Aristippo, di raggiungere e conservare il
piacere; nella ricerca del piacere egli si rif all'insegnamento di
Socrate, cui  convinto di essere fedele. In realt la sua fedelt
al maestro  solo formale: Socrate aveva sostenuto che il pi alto
imperativo morale  la ricerca della felicit (eudaimonismo), che
deriva dalla pratica del Bene e che il Bene - una volta conosciuto
- esercita una attrazione irresistibile sull'animo umano (solo chi
non conosce il Bene e la felicit che deriva dal praticarlo pu
commettere azioni malvage). Ora, sostiene Aristippo, se il Bene
esercita questa potente forza di attrazione sugli uomini, ogni cosa
che attrae  Bene, prima fra tutte il piacere (edon).
Il piacere di cui parlano i cirenaici, che per questo sono detti
anche edonisti,  quello percepibile immediatamente dal nostro
animo: non ci sono quindi piaceri legati al passato (i ricordi), o
al futuro (le aspettative), ma solo quelli

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vissuti e goduti attimo per attimo. E ancora una volta Orazio, con
il suo celebre carpe diem, tradurr in linguaggio poetico
l'insegnamento dei cirenaici.(31)
La "scuola di Aristippo" durer fino al terzo secolo avanti Cristo,
quando il discorso sul piacere sar ripreso in termini nuovi dalla
filosofia ellenistica, in particolare da quella epicurea. Il
carattere originale e anticonformista dei filosofi di Cirene 
messo in evidenza anche dal fatto che ad Aristippo successe nella
"direzione" della scuola la figlia Arete, la prima e una delle
pochissime donne che si incontrano nella storia della filosofia.

